Nuovo sviluppo nell’inchiesta che sta scuotendo il mondo arbitrale italiano. Gianluca Rocchi, ex designatore degli arbitri di Serie A e B, non si presenterà all’interrogatorio previsto davanti alla Procura di Milano nell’ambito dell’indagine per presunta frode sportiva.
A comunicarlo è stato il suo legale, l’avvocato Antonio D’Avirro, che all’Ansa ha chiarito come la decisione sia frutto di una scelta difensiva e non della volontà dell’indagato.
La scelta della difesa
“Rocchi voleva presentarsi, ma ho deciso io di rinunciare”, ha spiegato il legale, sottolineando che allo stato attuale la difesa non ha ancora accesso al fascicolo completo delle indagini.
Senza conoscere nel dettaglio gli atti e le accuse, secondo l’avvocato, non sarebbe possibile impostare una strategia efficace: presentarsi all’interrogatorio in queste condizioni equivarrebbe a esporsi senza strumenti adeguati.
La linea scelta è quindi quella del rinvio e del silenzio, almeno fino a quando non saranno disponibili tutti gli elementi dell’inchiesta.
L’inchiesta della Procura di Milano
Rocchi è indagato per concorso in frode sportiva nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Milano.
Al centro delle verifiche ci sarebbe un presunto accordo tra più soggetti del mondo arbitrale per influenzare alcune designazioni, in particolare legate a partite della stagione 2024/2025.
Tra le ipotesi investigative emerge anche una presunta “combine” riguardante le scelte arbitrali, con possibili pressioni o indicazioni su chi dovesse dirigere determinate gare.
L’indagine è ancora in corso e gli inquirenti stanno raccogliendo riscontri attraverso audizioni e analisi tecniche.
Autosospensione e clima nel mondo arbitrale
Dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia, Rocchi ha deciso di autosospendersi dal proprio incarico, scelta motivata – secondo la difesa – da ragioni di opportunità e tutela delle istituzioni sportive.
La vicenda ha generato forte attenzione nel calcio italiano, anche per il ruolo centrale ricoperto da Rocchi nel sistema arbitrale.
Una strategia, non un’ammissione
La decisione di non presentarsi all’interrogatorio non rappresenta un’ammissione di responsabilità, ma rientra nelle facoltà previste dalla legge.
Secondo il legale, infatti, non ci sono ancora le condizioni per un confronto con i magistrati, proprio perché la difesa si trova “al buio” rispetto agli elementi dell’accusa.
L’interrogatorio potrebbe quindi essere rinviato a una fase successiva, quando saranno disponibili gli atti completi e sarà possibile articolare una linea difensiva più strutturata.