Weston McKennie è diventato un titolare inamovibile della squadra di Spalletti, tanto da meritarsi un lungo rinnovo fino al 2030. In un intervista rilasciata a “DAZN”, parla del suo rapporto con il calcio e della sua esperienza in bianconero.
Il centrocampista bianconero parla della sua vita fuori dal campo: “Non sono ciò che ci si aspetta quando si pensa a un calciatore professionista, ho conservato il mio lato bambino e mi godo la vita. Sono simile alle altre persone, amo il calcio ma sono più di un calciatore. Mi piacciono la musica e il golf, ho dei cani e cerco di non limitare la mia vita al solo calcio. Quando finisco gli allenamenti cerco di godermi le cose semplici della vita e non guardo tanto sport, mi piace solo giocarlo”.
Il momento difficile in carriera
Descrive le sensazioni provate nel momento più difficile della carriera, legato all’infortunio del 2022: “Il momento più difficile della mia carriera è stato nel 2022, quando mi sono rotto il piede. Non ero in grado di fare nulla, di giocare a calcio o di camminare. È stato in quel momento che mi sono reso conto di quanto fosse importante la vita al di fuori del calcio: cosa avrei fatto se non avessi potuto continuare a giocare? Ero devastato, stavo facendo una buona stagione ed ho potuto riprendere solo dopo tre mesi, ma allo stesso tempo mi sono goduto altre cose”.
La centralità della famiglia
Parla dell’importanza rivestita dalla sua famiglia: “Mio padre ha sempre aiutato molto me e la mia famiglia. Se non fosse stato nell’esercito non saremmo mai andati in Germania e, magari, non avrei mai fatto il calciatore. A volte ci mancava perché era via per lunghi periodi e mia madre doveva farsi carico di tutto. La mia famiglia è tutto per me. Mia madre mi portava agli allenamenti, mio padre mi ha insegnato la disciplina, mio fratello doveva sempre portarmi in giro con i suoi amici, mentre mia sorella era ed è iperprotettiva. Mi hanno sempre detto che nella vita bisogna divertirsi, perché quando non succede quello che fai non ha più senso”.
L’indecisione tra calcio e football
Sulla sua indecisione tra praticare calcio o football: “Non sono sempre stato certo se giocare a calcio o fare football. Quando sono tornato a nove anni dalla Germania, praticavo entrambi gli sport, poi ho preso una decisione insieme a mia madre. Le ho detto che amavo di più il calcio e lei mi ha spiegato che la decisione era già presa. È stato così che mi sono concentrato sul calcio”.
Primo americano in bianconero
E’ il primo calciatore statunitense della storia bianconera: “Credo di non aver ancora realizzato cosa significhi essere il primo americano a giocare per la Juventus, me ne renderò conto solo a fine carriera. Qualcuno in passato ha pensato che non fossi all’altezza? Penso che i fatti parlino da soli e che mostrino cosa ho fatto fino ad ora. Ognuno poi ha la propria opinione”.
Spalletti, il miglior allenatore
Elogia Luciano Spalletti, il migliore allenatore della sua carriera: “Vado molto d’accordo con Spalletti. Ogni giocatore ha bisogno di divertirsi, ci sono aspettative diverse su ognuno di noi. Il mister mi dà un senso di sicurezza. Quando ti rimprovera non lo fa mai in maniera cattiva, lo fa sempre per farti migliorare. Ho fatto tante esperienze diverse: alcuni allenatori ti mortificano, mentre lui, grazie alla sua personalità, ti fa pensare sempre che devi migliorare, attira la tua attenzione ogni volta che parla, ha esperienza ed è saggio. Dice sempre che si possono dribblare quattro avversari, far goal ed essere felici, ma anche che se fai un bell’assist le persone felici sono due. Per questo motivo dico che è il miglior allenatore che ho avuto in carriera: lo dicono i numeri e il modo in cui gestisce la squadra lo rende un ottimo allenatore”.
CR7 professionista incredibile
Ricorda la straordinaria professionalità di Cristiano Ronaldo, con cui ha giocato qualche tempo fa: “Giocare con Cristiano Ronaldo è stato incredibile. Tutto ciò che si sente su di lui e sulla sua professionalità è vero. Tornavamo alle tre di notte dalle partite e lui, invece di tornare a casa, andava a farsi un bagno gelato. La mattina dopo una partita difficile, lui era in palestra ad allenare il suo corpo. Era qualcosa che avevo bisogno di vedere con i miei occhi per crederci”.