Le semifinali della Coppa della Confederazione CAF, competizione equivalente all’Europa League organizzata dall’autorità calcistica africana, sono state segnate da gravi episodi di violenza che hanno macchiato l’immagine del torneo. Protagonisti in negativo i tifosi dell’Olympique de Safi, formazione marocchina, e quelli dell’USM Alger, club algerino.
Durante la gara, numerosi sostenitori hanno invaso il terreno di gioco, dando vita a scontri diretti e a un fitto lancio di oggetti tra le due tifoserie. La situazione è degenerata al punto da costringere gli organizzatori a ritardare l’inizio dell’incontro di un’ora e venti minuti.
Momenti di forte tensione anche in campo, dove i giocatori dell’USM Alger si sono trovati a fronteggiare l’irruzione dei tifosi. Alcuni calciatori hanno cercato di contenere i propri compagni, evitando il contatto diretto con gli invasori. Dalle tribune sono stati lanciati oggetti di vario tipo, tra cui sedie e fumogeni, mentre il personale di sicurezza si è dimostrato incapace di riportare rapidamente l’ordine.

Nonostante il clima incandescente, la partita si è conclusa con un pareggio per 1-1. Un risultato sufficiente per l’USM Alger, che ha conquistato l’accesso alla finale grazie alla regola dei gol in trasferta. I biancorossi affronteranno lo Zamalek nell’ultimo atto della competizione.
Gli incidenti riaccendono i riflettori sulla gestione della sicurezza in Marocco, già al centro di polemiche nei mesi precedenti durante la Coppa d’Africa. In quell’occasione si erano verificati episodi controversi, tra cui un’invasione di campo nella finale da parte di tifosi senegalesi e presunte carenze organizzative denunciate dalla delegazione del Senegal.