Era il 28/12/1980, nel mezzo delle festività di un Natale intristito. C’erano i segni evidenti fel terremoto per strada, nelle case e negli umori incerti. Il sisma non manda preavvisi. Faceva freddo al Comunale di Firenze, ma gli azzurri sembrava non lo sentissero. Luciano Castellini prese un brutto colpo. Entrava Pasquale Fiore. Era un portiere poco abituato a giocare, data la sua carriera da eterno secondo. Una figura iconica dei calciatori anni ’80. La figurina Panini lo immortalava con la maglia verde da portiere vintage, quei grossi baffoni neri, i capelli corvini con il ciuffo, la stazza alla Bud Spencer che lo rendevano un po’ attore di strada in un film di Mario Merola, oppure nel ruolo di “Mastino” in un film di Lello Arena degli anni 80. Come era romantico quel calcio. Era nato ad Agnano, ed era un buon portiere ma soprattutto un uomo spogliatoio. Negli anni trascorsi da ragazzino a Napoli frequentava la Curva B davanti ai tamburi. Centinaia e centinaia di presenze nel settore giovanile del Napoli (con cui vinse un Torneo di Viareggio) fino ad arrivare in prima squadra. Poche presenze nel Napoli in campo, solo tredici volte. La prima nella stagione 1975-1976, in Coppa Italia, in un altro Fiorentina-Napoli subentrando a Nevio Favaro che aveva atterrato un avversario provocando un calcio di rigore. Il tiro dal dischetto dello specialista Gianfranco Casarsa venne deviato da Pasqualone sul palo, ma sfortunatamente la palla entrò egualmente in rete. Il debutto in campionato invece avvenne allo stadio San Paolo davanti a 80.000 spettatori in occasione di Napoli-Bologna. Prese due reti senza particolari colpe, per il pareggio finale. Gennarino Rambone, napoletano doc, lo volle a tutti i costi alla Paganese, neo promossa in serie C. Il prestito risulterà positivo per Pasquale Fiore eletto quale miglior portiere della serie C con meno gol subiti e protagonista dell’annata, arrivando ad un passo dalla promozione in serie B.
Successivamente il Napoli lo diede in comproprietà all’Avellino, dove però non gioca mai, e quindi al Como con sole tre presenze.
Torna nella estate 1978 come dodicesimo dietro il “giaguaro” Luciano Castellini. Quel giorno di dicembre 1980 a Firenze la difesa del Napoli ebbe il suo da fare. Rudi Krol, Giuseppe Bruscolotti e Moreno Ferrario arginarono gli attaccanti viola. E quando comunque questi andarono vicino alla rete del vantaggio, per almeno tre volte trovarono Pasquale Fiore pronto ad intervenire. Il risultato non si sbloccava, finché allo scadere la squadra di Rino Marchesi si lanciò in un contropiede che Gaetano Musella concluse a rete. Il portiere fu un po’ l’eroe di quella giornata, per lo meno il protagonista che non ti aspetti. Sicuramente la pagina sportivamente più bella della sua carriera. Bella come la sua amicizia con Rudi Krol di cui era un punto di riferimento in città, con Giuseppe Bruscolotti, Gaetano Musella e Claudio Pellegrini. In azzurro fino al 1982-83. Per la successiva, alle spalle di Luciano Castellini fu scelto Raffaele Di Fusco e lui quindi rimase inattivo non riuscendo a trasferirsi altrove. Arrivò a Udine nella successiva 84/85 come secondo di Fabio Brini ed ebbe la soddisfazione di sfidare il grande Zico in allenamento. Si ritirò a 32 anni per un infortunio. Mai una parola fuori posto. L’espressione di un calcio che non c’è più, passato oltre con la sua poesia, i suoi uomini silenziosi ma presenti. Nella Poesia del Calcio, un posto per Pasquale Fiore ci sarà sempre.