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Lettura: Lutto, addio a Sepp Piontek
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Goalnews24 > Blog > Ultim'ora > Lutto, addio a Sepp Piontek
Ultim'ora

Lutto, addio a Sepp Piontek

Cristiano Mezzi
Ultimo aggiornamento: 24 Febbraio 2026 2:40 pm
Cristiano Mezzi
8 Min Lettura
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Purtroppo questa settimana, il panorama del calcio del Nord Europa ha detto addio ad una delle sue figure più importanti: Sepp Piontek si è spento all’età di 85 anni. Tra i tanti motivi che lo resero celebre (anzi, iconico per il calcio nordico) troviamo sicuramente gli anni passati sulla panchina della Danimarca. Mettendo in campo un atteggiamento ed un gioco offensivo di grande qualità ancora oggi ricordato da tutti, è entrato nel cuore e nella memoria degli appassionati del calcio. Oggi rivivremo parte della sua carriera, con il chiaro obiettivo di rendergli omaggio. Nato a Breslavia, oggi Polonia ma nel 1940 parte della Germania, si forma come calciatore nel Germania Leer per poi approdare al Werder Brema. Qui non solo vince un campionato, ma grazie alle sue prestazioni riesce a farsi chiamare per 6 volte dalla nazionale tedesca. Ritiratosi, decide di diventare immediatamente allenatore. Venne praticamente subito chiamato dal suo Werder Brema, dove rimase per 3 stagioni per poi approdare al Fortuna Düsseldorf. Nel 1976 decise di accettare una chiamata che potremmo definire “esotica”. Infatti, diventa commissario tecnico della piccola nazionale di Haiti. Considerando lo scarso organico non riuscì mai ad avere dei risultati soddisfacenti, e dopo solo due anni decise di tornare in Germania, al St. Pauli. Qui comincia a migliorare il suo stile di gioco spumeggiante ed offensivo che lo renderanno poi celebre in futuro. Dopo la retrocessione in serie B tedesca, decide di lasciare la panchina del club. Nel 1979 arriva poi l’occasione più importante: lo chiama a sorpresa la nazionale danese. Lui accetta, non sapendo ancora che avrebbe fatto la storia. Al momento della firma, ottenne già un primo traguardo dato che fu il primo allenatore professionistico nella storia della nazionale, grazie ad una sponsorship della Carlsberg. Un altro punto legato al suo arrivo, fu quello di appoggiarsi anche su calciatori cresciuti all’estero. Molti dei membri della squadra non avevano il senso della disciplina e non prendevano con serietà l’impegno calcistico; preferivano darsi agli eccessi notturni. Ma Sepp Piontek, con la sua rigidità, li spronò ad una maggiore professionalità. Il selezionatore cercò di sfruttare al meglio le grandi doti offensive dei suoi giocatori, proponendo un martellante e spettacolare gioco d’attacco che avrebbe caratterizzato tutta la sua gestione tecnica. Tra le caratteristiche che fecero grande il gioco d’attacco di quella Danimarca, ci fu uno spiccato dinamismo, lo spirito di gruppo e l’eccezionale cambio di passo nel dribbling di giocatori come Arnesen, Elkjær, Laudrup e i due Olsen, in grado di creare continuamente superiorità numerica. I primi segnali del nuovo corso si ebbero nelle qualificazioni al Campionato Mondiale di Spagna 1982, dove la Danimarca, pur non qualificandosi, fu l’unica nazionale in grado di sconfiggere gli Azzurri nelle partite ufficiali che li portarono alla trionfale vittoria nella finale di Madrid. Il primo vero successo arrivò nei Campionati nordici, portando la Danimarca a vincere dopo anni di dominio svedese. Senza alcun dubbio però, il momento di massima gloria per il tecnico fu la Coppa del Mondo 1986. Dopo aver dominato il girone di qualificazione, i danesi vincono le prime due partite contro Scozia e Uruguay (con un sonoro 6-1). Già qualificati agli ottavi, i danesi avrebbero affrontato il Marocco in caso di sconfitta nell’ultima gara del girone contro la Germania Ovest. La filosofia di Sepp Piontek impose la vittoria, i tedeschi furono superati per 2-0 e l’avversaria agli ottavi fu l’ostica Spagna. Qui purtroppo i sogni si spensero nel secondo tempo. Dopo un’ottima prima frazione, la Spagna trionfò con un sonoro 5-1. La stampa accusò l’allenatore di non aver saputo gestire gli enormi sforzi profusi dai suoi giocatori alle temperature elevate del Messico, mentre questi imputò la sconfitta al senso di appagamento provato dai danesi per l’ottimo torneo fino ad allora disputato. A prescindere da tutto, quella squadra divenne leggenda. Il modo di giocare e l’entusiasmo creato, valsero alla sua nazionale il soprannome di Danish Dynamite. Se ci pensate, 40 anni dopo ne parliamo con la stessa energia ed entusiasmo. Dopo la Danimarca andò in Turchia per poi tornare ad allenare Aalborg e Silkeborg. Nel periodo 1999-2002 e successivamente per l’intero anno solare 2004, egli è stato anche l’allenatore della nazionale di calcio groenlandese: nella terra degli inuit Sepp Piontek ha contribuito con la sua vasta esperienza internazionale a formare la “nazionale degli orsi polari” tra la fine del secolo scorso e il nuovo millennio, facendo crescere giocatori d’esperienza e giovani talenti. In ogni sua visita nell’isola più grande della Terra, non mancava mai di esprimere il suo grande apprezzamento per l’entusiasmo, la passione, l’impegno e la volontà dei giocatori groenlandesi, anche in condizioni di gioco (e ambientali) difficili e avverse: ciò lo ha caratterizzato fin da subito come una figura di riferimento per la Nuuk calcistica essendo stato sicuramente uno dei primi a credere nello sviluppo del calcio groenlandese. Fu la guida che riuscì a compattare il gruppo e renderlo forte sfruttando le individualità dei suoi migliori giocatori e dando loro un senso di disciplina. La Danimarca iniziò a diventare la realtà solida che conosciamo oggi, proprio grazie al suo grande lavoro. Guardando i risultati di un sondaggio del 2007 condotto tra giornalisti sportivi, notiamo che la Danimarca del 1986 fu inserita dalla rivista sportiva britannica World Soccer al sedicesimo posto tra le migliori squadre calcistiche al mondo di tutti i tempi. È stata la sola formazione ad essere paragonata da molti alla grande Olanda di Johann Cruijff e ritenuta anche migliore di quest’ultima sotto il profilo del dribbling, oltre ad essere la quinta nazionale più forte tra quelle che non hanno vinto il Mondiale. Persino un maestro come Sir Alex Ferguson la definì una delle migliori nazionali europee. Nel 2011 poi il tecnico venne inserito nella Hall of fame del calcio danese. Ironia della sorte si dimise, anche a seguito di scandali, nel 1990 senza aver mai vinto un trofeo. Come ben sapete, nel 1992 la Nazionale portò poi a casa uno storico europeo. Ci ha lasciato non solamente un allenatore, ma una icona per chiunque ami il calcio nordico e in generale il calcio propositivo e offensivo. Un uomo che con il suo lavoro ha lanciato due movimenti a noi cari, lasciando un’eredità dal valore inestimabile. Ciao Sepp!

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Tag:Lutto calcioSepp PiontekUltima ora
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Nato a Lecce il 16/09/1972, dove attualmente vive e lavora. Amante dello sport in generale, ex atleta di basket con un passato nel calcio. Scrittore con alle spalle esperienza da articolista sportivo, collabora con la redazione goalnews24.it dal 2023, con focus specifico sul calcio internazionale.
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