Un clamoroso e inaspettato colpo di coda scuote le fondamenta del calcio dilettantistico e professionistico italiano. Quando tutto sembrava ormai apparecchiato per il passaggio della Reggina nelle mani dell’imprenditore italo-americano Matt Rizzetta, Claudio Lotito si è inserito a sorpresa e a gamba tesa nell’affare. Il presidente della Lazio, alla guida di una cordata di imprenditori, ha avviato una trattativa serrata e avanzata per rilevare lo storico club calabrese, attualmente in Serie D. L’operazione ha riacceso immediatamente il dibattito sul tema spinoso delle multiproprietà, ma Lotito si muove all’interno di un preciso vuoto temporale normativo.
Il blitz a Roma e la delusione di Rizzetta
Fino a poche ore fa, il patron della Reggina Nino Ballarino sembrava a un passo dal consegnare le chiavi del club amaranto a Matt Rizzetta (già proprietario del Campobasso). Lo scenario è però mutato radicalmente dopo un incontro segreto avvenuto a Roma tra i vertici del club calabrese e il gruppo che fa capo al senatore e patron biancoceleste. La brusca frenata ha provocato l’immediata reazione social dello stesso Rizzetta, che si è detto “troppo deluso per parlare”, certificando di fatto il sorpasso della cordata legata a Lotito. Per il presidente della Lazio non si tratterebbe della prima volta: l’imprenditore ha già firmato in passato la storica scalata della Salernitana, presa dai dilettanti e portata fino alla massima serie.
Il nodo multiproprietà: perché Lotito può farlo?
La domanda che tutti gli appassionati e gli addetti ai lavori si stanno ponendo è legittima: come può Lotito acquistare la Reggina se le regole del calcio italiano vietano severamente il possesso di due club? La risposta risiede nelle modifiche regolamentari introdotte negli scorsi anni dalla FIGC, che ha concesso una proroga decisiva per la dismissione delle doppie proprietà:
La scadenza originaria: Inizialmente la Federazione aveva imposto il divieto assoluto a partire dalla stagione 2024/2025.
Lo slittamento al 2028: Successivamente la FIGC ha ridisegnato i confini temporali, spostando la scadenza definitiva e l’abolizione totale delle multiproprietà all’inizio della stagione 2028/2029.
Questo significa che, ad oggi, un presidente può teoricamente possedere due società calcistiche, a patto che queste non militino nello stesso campionato. Essendo la Lazio in Serie A e la Reggina in Serie D, l’operazione è perfettamente legale e consentita dal regolamento vigente.
Cosa succederà nei prossimi quattro anni?
La strategia di Lotito sfrutta proprio questa finestra temporale di quattro anni. Se la trattativa si concluderà con la fumata bianca, il patron della Lazio avrà la facoltà di gestire e finanziare la risalita della Reggina verso il professionismo senza alcun vincolo immediato.
I nodi veri arriveranno al pettine solamente il 1° luglio 2028. A quel punto, a prescindere dalle categorie di appartenenza di Lazio e Reggina, Lotito (così come la famiglia De Laurentiis per l’asse Napoli-Bari) sarà tassativamente obbligato a cedere una delle due società per non incorrere in pesanti sanzioni o nella mancata iscrizione ai campionati.
Il ritorno in pista di Claudio Lotito sul fronte multiproprietà dimostra come il patron biancoceleste sappia muoversi con destrezza tra le maglie dei regolamenti federali. Reggio Calabria sogna il ritorno nel calcio che conta, ma sa che questo eventuale matrimonio avrà una data di scadenza già scritta.