L’euforia per la promozione in Serie B, conquistata ai rigori contro la Ternana, non ha smorzato la schiettezza di Silvio Baldini. Il tecnico del Pescara, visibilmente emozionato per il traguardo raggiunto, non le ha mandate a dire nel post-partita, lanciandosi in una critica serrata verso l’attuale mentalità dei calciatori della Nazionale italiana e, in particolare, al loro presunto scarso attaccamento alla maglia.
Con il suo solito piglio diretto e passionale, Baldini ha tracciato un netto paragone tra il presente e il glorioso passato, richiamando alla mente la leggendaria cavalcata dell’Italia ai Mondiali del 1982. “Oggi si parla tanto di campioni, di top-player,” ha esordito Baldini, alludendo probabilmente a un certo divismo e alla scarsa concretezza che, a suo dire, caratterizzano alcuni elementi del calcio moderno.
Il punto centrale del suo ragionamento è stato proprio il contrasto con gli eroi di Spagna ’82: “I nostri eroi del 1982,” ha proseguito il tecnico, “non erano lontanamente paragonabili ai giocatori odierni per talento o per i milioni che guadagnano. Non erano tutti ‘top-player’ nel senso in cui lo intendiamo oggi. Ma avevano un attaccamento alla maglia, una fame, un’anima che oggi fatico a vedere.”
Le parole di Baldini sono risuonate come una sferzata, un richiamo ai valori che, secondo lui, dovrebbero essere alla base di chi veste la maglia azzurra. Ha sottolineato come il successo del 1982 sia stato frutto di un gruppo coeso e di una dedizione totale, indipendentemente dalla fama individuale. “Quei ragazzi davano tutto, lottavano su ogni pallone con il cuore,” ha concluso Baldini, lasciando intendere come, a suo giudizio, queste caratteristiche siano meno evidenti nelle nuove generazioni di calciatori azzurri.
Un’analisi, quella del tecnico del Pescara, che arriva in un momento in cui la Nazionale è impegnata nelle qualificazioni mondiali e cerca di ritrovare la strada per tornare ai vertici del calcio internazionale, dopo le recenti delusioni. Le dichiarazioni di Baldini, come spesso accade, faranno discutere, ma rappresentano un punto di vista schietto e senza filtri sulla mentalità che dovrebbe animare chi rappresenta l’Italia sul campo da gioco.