La Sampdoria è stata affidata ancora una volta ad Attilio Lombardo. Quando la situazione diventa critica, il club richiama sempre il suo uomo. Colui che ha attraversato da protagonista tutte le ere della storia blucerchiata.
Uno dei principali artefici degli ultimi successi. Colui che, molto probabilmente più di chiunque altro, tiene davvero a cuore le sorti della Sampdoria. L’uomo che ha pianto quando la Sampdoria ha rischiato di precipitare in Lega Pro. L’uomo che ha pianto di gioia per una vittoria contro lo Spezia ottenuta all’ultimo minuto. L’uomo che ha esultato per le vittorie, per i trofei alzati al cielo, e che ha sofferto tremendamente per ogni sconfitta, per ogni delusione. Ora sarà lui a guidare la squadra nel momento più delicato di un’altra stagione difficile e disgraziata. Forse per le prossime tre partite. Ma probabilmente resterà fino alla fine della stagione, secondo la stampa locale e secondo noi.
Perché adesso non servono solo tattiche e schemi. Serve cuore, carattere. Qualcuno che sappia ricordare ai giocatori che cosa rappresenta davvero la maglia.
La sua storia, il suo peso, il suo orgoglio. Serve qualcuno che trasformi tutto questo in energia, in lotta, in senso di appartenenza. E lui è l’uomo giusto, nel momento giusto. Perché vive costantemente di emozioni a fortissime tinte blucerchiate. Perché vive per la Sampdoria e la sua gente. Perchè è un grande uomo, prima ancora che un grande professionista. Da calciatore aveva indossato la maglia della Doria dal 1989 al 1995 prima di passare alla Juventus. Poi, era ritornato per chiudere la carriera nella stagione 2001-2002.