Serata dolce per i tifosi rossoneri che hanno visto la loro squadra battere ancora una volta i cugini nerazzurri, passando da -10 a -7. Allegri ha vinto due derby, Chivu si lecca le ferite e non riesce a sfatare il tabù delle grandi partite. Probabilmente vincerà lo scudetto per meriti propri, demeriti degli avversari, errori della classe arbitrale che ha colpito le dirette rivali e per l’incredibile catena di infortuni che ha colpito il Napoli campione in carica. Il Milan è sceso in campo determinato, mentre l’Inter ha mostrato i primi pericolosi segni di una stanchezza fisica latente. I milanisti hanno vinto quasi tutti i contrasti e hanno sfruttato una maggiore freschezza mentale e atletica. L’assenza di L. Martinez non può essere un alibi, vista la rosa lunga a disposizione di Chivu. Soliti fischi copiosi ad ogni tocco di palla per Bastoni, uscito malconcio e ammonito dopo un duro contrasto con Rabiot. Nel complesso il Diavolo ha meritato il successo con una gara di grande attenzione difensiva e tattica. I cugini hanno fatto obiettivamente poco per meritare almeno il pareggio. Grandi proteste nel finale per un tocco di braccio di Ricci, ma riteniamo corretta la decisione dell’arbitro Doveri. Passiamo alla cronaca spicciola dell’incontro. Il Milan compie il dovere a cui era chiamato: prendersi tre punti che fortificano il secondo posto e lasciano aperto uno spiraglio scudetto. Non solo, allunga a sette la serie positiva nella stracittadina (5 vittorie, 2 pareggi) e si regala un dato che fa sognare: l’ultima volta che il Vecchio Diavolo aveva vinto due derby nello stesso campionato era stato il 2010-11, l’anno dello scudetto con Allegri in panchina. L’Inter del primo tempo è stata tutto tranne che motivata. Una mancanza di cattiveria agonistica decisamente inattesa. Avvisaglie peraltro arrivate fin dall’alba del match: al 3′, Sommer rinvia corto sui piedi di Pulisic, che serve Modric. Il sinistro del croato sfila a pochi centimetri dal palo. Di fronte a un’Inter deliberatamente guardinga, dedita per lo più alle ripartenze e poco propensa a verticalizzare, il Milan ovviamente ha alzato l’asticella del coraggio. La partita è sbocciata dopo 34′ in cui nessuno aveva ancora tirato nello specchio, quando l’Inter ha avuto l’opportunità limpida di passare in ufficio riscossioni: il Milan ha perso palla in attacco e i nerazzurri si sono ritrovati in contropiede tre contro due, ma quando Mkhitaryan si è trovato a tu per tu con Maignan è stato inspiegabilmente soft. Un minuto dopo è passato il Milan: Fofana ha premiato la corsa di Estupinan, che è sfuggito a un colpevole Luis Henrique e infilato Sommer con un sinistro potentissimo sotto la traversa. La ripresa è stata decisamente diversa. Si è vista un Inter con personalità, pressione e convinzione, alle quali però non ha fatto grande compagnia la lucidità al momento del penultimo passaggio. Errore capitale della serata interista: Mkhitaryan appoggia morbido nel cuore dell’area per Dimarco, che alza troppo la mira. L’ultimo brivido è doppio, in pieno recupero: prima Carlos Augusto infila con la schiena Maignan su calcio d’angolo, gol annullato perché Doveri aveva già fischiato l’interruzione del gioco. Poi il tocco con il braccio di Ricci su cui lo stesso Doveri lascia correre. Alla fine il pugno alzato di Cardinale è il simbolo della serata rossonera. Il tabellino della gara giocata al Mezza:
Milan (3-5-2): Maignan; Tomori, De Winter, Pavlovic; Saelemaekers, Fofana (28′ st Ricci), Modric, Rabiot, Estupiñán; Leao (28′ st Füllkrug), Pulisic (38′ st Nkunku). A disposizione: Terracciano, Torriani, Athekame, Odogu, Jashari, Bartesaghi. All.: Allegri
Inter (3-5-2): Sommer; Bisseck (34′ st Diouf), Akanji, Bastoni (22′ st Carlos Augusto); Luis Henrique (15′ st Dumfries), Barella (22′ st Frattesi), Zielinski, Mkhitaryan (15′ st Sucic), Dimarco; Bonny, Esposito. A disposizione: Di Gennaro, Martinez, de Vrij, Lautaro, Acerbi, Calhanoglu, Darmian, Lavelli. All.: Chivu