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Lettura: Storie, il calcio gioioso di Dirceu!
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Goalnews24 > Blog > Non solo calcio > Storie > Storie, il calcio gioioso di Dirceu!
Storie

Storie, il calcio gioioso di Dirceu!

Cristiano Mezzi
Ultimo aggiornamento: 6 Gennaio 2026 1:43 am
Cristiano Mezzi
8 Min Lettura
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Ci sono uomini e giocatori che lasciano un segno indelebile nella storia del calcio e ancora oggi molti appassionati di calcio ricordano con un sorriso e infinita nostalgia il fantasista brasiliano Dirceu José Guimarães, meglio noto solo come Dirceu! Il suo nome è scolpito nella storia del pallone, un girovago che con la sua innata simpatia aveva conquistato i tifosi delle squadre per le quali aveva giocato e catturato anche la stima e l’affetto delle tifoserie avversarie! Giocava da trequartista o esterno offensivo, dotato di un piede mancino educato e fantasioso. Era un ottimo tiratore di calci di punizione, bravo anche nel tiro da fuori, potentissimo e carico di effetti speciali. Era nato a Curitiba il 15/06/1952 e con la squadra della sua città natale si era avvicinato fin da giovanissimo al calcio, lasciando intravvedere immediatamente doti non comuni. Promosso in prima squadra nel 1968, per i primi due anni nel club non gli viene pagato lo stipendio: il Curitiba si giustifica dicendo che non hanno i soldi per pagarlo, il ragazzo però non lo richiede nemmeno, per lui è già un onore giocare per la squadra della sua città! Nel 1973 si trasferisce a Rio de Janeiro, per giocare col Botafogo, un’esperienza che il giocatore non giudica positiva. Ma divide spesso la stanza con il leggendario Jairzinho, colui che gli insegna praticamente a giocare a calcio a 360°. Nel 1976 è tesserato dal Fluminense, dove ritrova i nazionali Rivelino, Edinho e Carlos Alberto: la società vince subito il campionato! L’anno seguente si trasferisce al Vasco da Gama e tra gli altri, trova anche Roberto Dinamite e Orlando Peçanha: bissa il successo nel Carioca 1977, vincendo anche l’edizione 1978! Nel 1978 il Vasco da Gama lo cede ai messicani dell’America in cambio di 600.000 dollari, al giocatore ritorna il 15% del prezzo d’acquisto: con questo budget compra il terreno di gioco in cui passava le giornate da giovane e ci costruisce attorno degli edifici, tenendone uno per sé e regalando gli altri quattro ai suoi familiari. Episodio che lo rende amato, per la sua generosità e bontà d’animo. Dopo un paio d’anni, nel 1979 tenta l’avventura europea, passando all’Atlético Madrid, club spagnolo con il quale firma un triennale, portandosi appresso anche parte della famiglia tribù. Alla vigilia del Mondiale rifiuta diverse offerte da vari club e al termine di Spagna ’82 è vicino a firmare per la Roma, grazie a un contatto tra lui e il procuratore del divino Falcão, suo connazionale: la finestra di mercato si chiude e alla fine è ingaggiato dalla Hellas Verona, neopromossa in Serie A. Non è un acquisto voluto dal tecnico dei gialloblu Osvaldo Bagnoli, che vorrebbe farne a meno, pensando anche alle dimissioni, ma anche per via dei migliaia di nuovi abbonamenti ottenuti grazie all’arrivo del brasiliano e  fortemente sostenuto dai tifosi, il tecnico lo tiene, restando sulla panchina veneta. Salvo metterlo in vendita alla fine dell’annata sportiva culminata con la storica qualificazione alla Coppa UEFA. Passa al Napoli firmando un contratto triennale per un totale di 450.000 dollari, ed è subito accolto calorosamente dai sostenitori partenopei. In azzurro gioca 30 incontri e realizza 5 reti in campionato, mentre il club riesce ad ottenere la salvezza a due giornate dal termine del campionato. Lascerà il posto a Diego Armando Maradona….Si trasferisce ad Ascoli, ma la squadra retrocede in serie B e lascia per litigi con il presidente Costantino Rozzi. In seguito firma un biennale con il Como, tuttavia si ritrova ad aver contro l’allenatore dei lombardi Rino Marchesi, arrivato a stagione in corso al posto di Roberto Clagluna, in una stagione giudicata positiva per il brasiliano. Nel 1986 va all’Avellino e dopo una grande stagione torna in patria al Vasco da Gama. Resta in Brasile un solo anno, trasferendosi negli Stati Uniti: gioca per una stagione nei Miami Sharks, squadra militante nell’American Soccer League (ASL), una sorta di seconda divisione nazionale del calcio statunitense a livello dilettantistico. Nell’estate del 1989 torna in Italia, ad Eboli, andando a rinforzare la squadra locale nel campionato Interregionale: gioca un paio di anni con l’Ebolitana per via della conoscenza con il presidente della società, un imprenditore che lo fa abitare in una delle sue ville durante il suo periodo ad Eboli. Nel 1991/92 l’ultima avventura italiana con la maglia del Benevento prima dell’addio definitivo al calcio. Nel 1995 va infine a giocare di nuovo in Messico con il Venados de Yucatán, ultima squadra della sua lunga carriera. Prima di ritirarsi, stavolta definitivamente, all’età di 43 anni, dopo aver rappresentato 15 squadre di 4 nazioni e 2 continenti. A giugno del 1995 a Guadalajara dà il secondo addio al calcio con l’amichevole Brasile-Resto del Mondo. Allo Stadio Jalisco accorrono tanti campioni per omaggiarlo: ci sono Zico, Pfaff, Schuster, Kempes, João Paulo, Tita, Davor Jozic. La gara viene giocata sotto una fitta pioggia davanti alla madre e alla moglie sedute in tribuna. Con la nazionale verdeoro è chiuso da tanti grandi campioni e mette insieme solo 26 presenze e 4 reti.  Bronzo mondiale nel 1978 nell’edizione disputata in Argentina e vinta dai padroni di casa. Ha partecipato a tre edizioni dei mondiali. Vania, sua moglie, è incinta del quarto maschietto ma Dirceu non farà in tempo a vederlo nascere…. Un tragico destino lo attende infatti nelle prime ore del mattino del 15/09/1995. Mentre è in auto a Rio de Janeiro, nel quartiere periferico di Barra da Tijuca, in compagnia dell’amico Pasquale Sazio, suo compagno di squadra all’Ebolitana, con cui aveva appena giocato una partitella, mentre fa rientro a casa è vittima di un tremendo incidente stradale….Un veicolo che viaggia in direzione opposta, e che partecipa ad una corsa clandestina, invade infatti la carreggiata, costringendolo ad una manovra disperata per evitare lo scontro frontale. Ma l’utilitaria esce fuori strada oltre un cavalcavia e lo schianto è terribile: entrambi muoiono sul colpo. Esce dalla vita ed entra nel mito: Eboli non l’ha dimenticato e gli ha intitolato il nuovo stadio costruito nel 2001, capace di ospitare 15.000 spettatori, ma anche il Palazzetto dello Sport, il PalaDirceu. 

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Tag:José DirceuStorie
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Nato a Lecce il 16/09/1972, dove attualmente vive e lavora. Amante dello sport in generale, ex atleta di basket con un passato nel calcio. Scrittore con alle spalle esperienza da articolista sportivo, collabora con la redazione goalnews24.it dal 2023, con focus specifico sul calcio internazionale.
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