Negli ultimi cinque anni i club italiani hanno speso circa 5,8 miliardi di euro sul mercato, alle spalle soltanto della Premier League tra i grandi campionati europei. Ma una parte consistente di questa capacità di spesa viene indirizzata verso il mercato estero, mentre il minutaggio dei giovani italiani resta ai minimi europei. Un paradosso che rischia pian piano di peggiorare la situazione di una nazionale già ridotta ai minimi termini.
La Serie A investe, ma soprattutto all’estero
La Serie A non è affatto un campionato povero di investimenti sul mercato. Anzi. Se prendiamo le ultime cinque stagioni complete, dal 2021/22 al 2025/26, i club italiani hanno speso complessivamente circa 5,8 miliardi di euro per acquistare calciatori. Un volume che colloca l’Italia al secondo posto tra i cinque grandi campionati europei, alle spalle della Premier League. Nelle ultime due stagioni, inoltre, la spesa ha superato quota 1,4 miliardi per annata.
Nel 2025/26, considerando gli acquisti a titolo definitivo, le operazioni con club stranieri sono state 108 contro 68 interne. E secondo i dati FIFA i club italiani hanno speso dal 2020 circa 5,2 miliardi di dollari in trasferimenti internazionali, secondi soltanto ai club inglesi.
Ricchi investimenti, ma povero patrimonio tecnico
Il problema italiano non sembra essere semplicemente quanto si spende, ma come si costruisce il patrimonio tecnico del sistema.
Perché acquistare un calciatore straniero già formato può certamente aumentare la qualità immediata della squadra. Ma non crea automaticamente un nuovo patrimonio per il calcio italiano.
Un giovane italiano, invece, rappresenta contemporaneamente un investimento sportivo per il club, un patrimonio potenziale per il sistema e, nel lungo periodo, una possibile risorsa per la Nazionale.
Il paradosso è che la Serie A continua a movimentare cifre importanti sul mercato, mentre contemporaneamente fatica a trasformare il proprio sistema in una macchina capace di produrre e valorizzare calciatori italiani.
Il ReportCalcio FIGC 2025 fotografava già questa difficoltà: nel 2023/24 gli Under 21 italiani avevano rappresentato appena il 2,3% del minutaggio complessivo della Serie A, contro il 34,4% degli Over 21 italiani e il 60,8% degli Over 21 stranieri.
Il peso dei top club nella distribuzione degli investimenti
La capacità di spesa non è omogenea tra le venti società. Le grandi società concentrano inevitabilmente una parte consistente delle risorse e possono permettersi di intervenire sul mercato con operazioni che per i club di seconda fascia sarebbero difficilmente sostenibili.
Basta guardare anche a una singola sessione per comprenderlo: nel mercato 2024/25, ad esempio, Juventus, Napoli e Roma furono rispettivamente prima, seconda e terza per spesa nella graduatoria di Transfermarkt, con oltre 500 milioni complessivi investiti dalle tre società.
Le ricadute sulla nazionale
L’eccessivo ricorso all’acquisto di calciatori stranieri ha, come facile pensare, delle conseguenze fortemente negative sulla nazionale azzurra. Misurando il livello di partecipazione dei connazionali, i numeri della FIGC sono impressionanti.
Nel campionato 2025/26, alla 31ª giornata, dei 284 calciatori che avevano giocato almeno 30 minuti di media a partita, soltanto 89 erano italiani, appena il 31%. Ancora più significativo il dato sul minutaggio: i giocatori non selezionabili per la Nazionale italiana hanno disputato il 67,9% dei minuti complessivi della Serie A.
E se si restringe il campo agli Under 21 italiani, il dato diventa quasi impietoso. La Serie A è risultata 49ª su 50 campionati monitorati nel mondo per percentuale di minuti giocati da Under 21 selezionabili per la Nazionale: appena l’1,9%.