Il caso nasce dalle parole di Poalo Zampolli- rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali – che nelle ultime ore si era espresso in maniera chiara al Financial Times, dicendo di aver chiesto sia a Trump che al presidente della FIFA Infantino di prendere in considerazione l’Italia al posto dell’Iran.
Questa la posizione ribadita dal presidente Donald Trump e dal segretario di Stato Marco Rubio, intervenuti in conferenza stampa nel dibattito che ha intrecciato sport, sicurezza e diplomazia: nessuna esclusione dell’Iran dai Mondiali 2026, ma regole severe su chi potrà entrare negli Stati Uniti al seguito della delegazione.
Le autorità americane hanno chiarito che la nazionale iraniana potrà partecipare regolarmente alla competizione organizzata congiuntamente da Stati Uniti, Canada e Messico. “Non c’è alcuna intenzione di impedire agli atleti di competere”, è la linea condivisa. Tuttavia, Washington mantiene una posizione rigida su visti e controlli d’ingresso.
Al centro della questione ci sono i possibili accompagnatori della squadra — dirigenti, membri dello staff e operatori dei media — tra i quali, secondo gli Stati Uniti, potrebbero celarsi individui legati ai Pasdaran, il corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche iraniane, classificato come organizzazione terroristica da Washington.
Rubio ha sottolineato che il problema “non riguarda i giocatori, ma alcune persone che potrebbero viaggiare con loro”, spiegando che non saranno concessi visti a chiunque abbia legami con strutture considerate ostili o pericolose. Una posizione che, pur senza sfociare in un divieto sportivo, introduce un elemento di forte tensione nella gestione logistica dell’evento.
Trump ha sostenuto l’impostazione, ribadendo che la sicurezza nazionale resta prioritaria. L’ex presidente ha comunque escluso, almeno per ora, l’ipotesi di misure più drastiche nei confronti della nazionale iraniana, che resta qualificata al torneo.
Il caso si inserisce in un contesto internazionale già complesso, segnato da rapporti difficili tra Washington e Teheran. La prospettiva di ospitare una squadra iraniana sul suolo statunitense riapre così interrogativi su come conciliare apertura sportiva e sicurezza.
Nel frattempo, alcune ipotesi circolate nei giorni scorsi — tra cui quella di una possibile esclusione dell’Iran con sostituzioni clamorose — sono state ridimensionate dalle stesse autorità americane, che insistono su una linea più equilibrata: competizione garantita, ma con controlli stringenti.
Resta da vedere come queste restrizioni si tradurranno nella pratica e quale impatto avranno sull’organizzazione dei Mondiali 2026, evento che si annuncia non solo sportivo, ma anche altamente politico.