Se l’Olympique Lione è passato in pochi mesi dal rischio di scomparire ad essere una delle squadre più forti della Ligue 1, gran parte del merito è dell’ex allenatore di Roma e Milan. Parliamo di Paulo Fonseca, esonerato dai rossoneri la scorsa stagione e sostituito da Sergio Conceicao. Il club era sull’orlo del fallimento. Era stato praticamente retrocesso, salvato solo da interventi esterni, e costretto addirittura a cedere o svincolare gran parte dei suoi migliori calciatori. E invece, ieri sera, dopo aver battuto il Nizza per 2-0, senza lo squalificato Endrick (il brasiliano è in prestito dal Real Madrid), il Lione ha raggiunto la straordinaria striscia di tredici vittorie consecutive in tutte le competizioni. Al termine della gara, il tecnico portoghese si è lasciato andare all’emozione. Le lacrime gli scendevano sul volto sotto la curva, mentre il pubblico cantava il suo nome incessantemente. Non è stata solo emozione, attenzione: è stata liberazione. Perché arrivava appunto da una esperienza negativa al Milan, dove era stato lasciato solo, senza una dirigenza capace di proteggerlo. In Italia molti addetti ai lavori (a torto) si sono presi gioco di lui, umiliandolo pubblicamente, trattandolo con sufficienza e ridicolizzandolo. Lo hanno dipinto come un allenatore ingenuo, quasi stupido, incuranti delle difficoltà che aveva nel comunicare in lingua italiana. Nessuno ha tenuto conto delle enormi pressioni mediatiche, personali e professionali che stava affrontando. in Francia, invece, ha trovato tutt’altro: un ambiente che gli ha restituito centralità, fiducia e tempo per lavorare con la squadra. Oggi il club ha ritrovato identità ed ambizione. È una squadra che pressa alto, domina il gioco, impone ritmi elevati e ha personalità sul terreno di gioco. E soprattutto vince. Vince sempre e non può essere casuale. Un applauso per un uomo che fa della classe e della signorilità il suo tratto distintivo.