Mattia Aramu è un ragazzo baciato dal talento, ma il suo percorso nel calcio professionistico somiglia alle montagne russe. Dopo sei mesi da svincolato ha deciso di ripartire dalla Ternana ed è stato intervistato dalla Gazzetta dello Sport. Classe 1995, nato a Ciriè (Torino) in carriera ha indossato le maglie di Torino (cresciuto nel Settore Giovanile), Trapani, Livorno, Pro Vercelli, Virtus Entella, Siena, Venezia, Genoa, Bari e Mantova. Insomma, un girovago del pallone. Ma andiamo a vedere alcuni stralci dell’intervista rilasciata alla rosea. Il trequartista torna a giocare in Serie C dopo sei mesi da svincolato come abbiamo detto e in merito il giocatore dichiara: “Dopo il prestito al Mantova le cose non sono andate come volevo, ma ora sono felice di questa occasione a Terni. La Serie A? Nel 2022 speravo di rimanerci…”. Dopo sei mesi tra allenamenti personalizzati e lavoro quotidiano con il fisioterapista, l’ex Venezia si apre senza filtri: dal presente in Umbria alle oltre 200 presenze in Serie B, passando per le scelte mancate, gli infortuni e quel sogno chiamato Nazionale rimasto nel cassetto. Vediamo il botta e risposta con il giornalista:
Aramu, com’è nata l’occasione Ternana?
“È partito tutto da una chiamata del mio agente, che mi ha parlato del progetto Ternana. A gennaio ho incontrato a Milano il direttore Foresti: mi ha trasmesso grande fiducia e ho capito subito che mi voleva davvero. Era quello di cui avevo bisogno. Ora voglio fare qualcosa di importante per Terni”.
L’occasione in B non è arrivata?
“C’era la possibilità di aspettare, ma avevo voglia di tornare a giocare subito. Il progetto della Ternana mi ha convinto e vogliamo fare bene, blindando i playoff. Ho firmato fino a giugno, con opzione di rinnovo in caso di promozione in Serie B”.
Com’era la vita da svincolato?
“Mi allenavo tutti i giorni con un fisioterapista e un portiere personalizzato sul campo. Cercavo di non perdere troppo il ritmo”.
Perché era rimasto senza squadra la scorsa estate?
“Non si sono concretizzate alcune operazioni con delle squadre di Serie B per vari motivi. Dopo la stagione a Mantova in prestito sono tornato al Genoa e le cose non sono andate come speravo. Sono rimasto fregato. Ma ora sono felice di far parte di un progetto che mi ha voluto fin dall’inizio”.
Lei vanta oltre 200 presenze in B: come valuta il livello di quest’anno?
“È il classico campionato in cui tutti possono salire e scendere, la classifica è corta. Le squadre in vetta hanno rose importanti con società grosse e che investono. A Venezia sono stato e spero possa tornare in Serie A. Mi dispiace molto per Bari e Mantova, le mie ex squadre, che stanno vivendo situazioni difficili”.
Il vero Mattia Aramu l’abbiamo conosciuto a Venezia?
“Probabilmente sì, 7 gol e 5 assist a fine stagione. Peccato solo per la retrocessione in Serie B”.
Sperava di rimanere in Serie A?
“Sì, nell’estate 2022 c’erano alcuni interessamenti, ma nulla di realmente concreto. Alla fine sono ripartito dalla Serie B con il Genoa, con grande umiltà: la piazza mi piaceva molto, soprattutto per stadio e tifosi. Ho fatto quasi 30 presenze, segnando due gol. C’era chi si aspettava che arrivassi a quota 10, ma probabilmente anche io non sono riuscito a dare il massimo, complice un infortunio al tendine. Blessin fu anche esonerato a stagione in corso. Nonostante ciò, abbiamo fatto la promozione in Serie A. Speravo di rimanere, poi la società ha fatto scelte diverse”.
L’ ex portiere Federico Marchetti alla Gazzetta ha definito Blessin “il peggiore allenatore mai visto”. È così anche per lei?
“Non direi. Era straniero, parlava poco l’italiano, quindi non aveva grandi rapporti con lo spogliatoio. Ma non è stata una cattiva persona per quanto mi riguarda, aveva sicuramente i suoi modi di fare ma andava capito. Arrivava da un’altra cultura, forse più rigida, diversa da quella nostra italiana”.
Domanda secca: tra Marassi e il San Nicola che stadio sceglie?
“Due stadi roventi, specie nelle grandi partite. Bari e Genova sono piazze da Serie A, i tifosi sono incredibili e, nel bene o nel male, sono sempre presenti anche nei momenti di difficoltà. Scelgo entrambi”.
Passo indietro. A chi deve smistare dei grazie Mattia Aramu?
“Ne dovrei dire tanti, solo uno faccio fatica. Grazie al mio vecchio procuratore che mi portò a Venezia, a Dionisi, ai d.s. Fabio Lupo, Mattia Collauto e Marco Ottolini, a Paolo Zanetti che è stato l’allenatore che più mi ha esaltato. Grazie anche a tutte quelle persone che mi hanno fatto capire dove e come sbagliavo”.
E grazie anche a Sinisa Mihajlovic, un suo mentore per le punizioni.
“Assolutamente. Quando ero a Torino mi diede tanti insegnamenti a fine allenamento su come battere al meglio le punizioni, mia specialità. Un altro grazie va a Ljajic, mio compagno in granata: semplicemente un fenomeno sui calci da fermo”.
L’Aramu di dieci anni fa è lo stesso di oggi?
“Diciamo di no. Da più giovane combinavo qualche cavolata. Crescendo, anche grazie alle persone giuste al mio fianco, ho capito e imparato tante cose. Prima ero meno propenso ad ascoltare e comprendere ciò che mi dicevano gli altri, dopo l’esperienza a Venezia sono diventato più maturo, ragiono di più sia in campo che nella vita.”
Un sogno mai avverato?
“Quando ero al Venezia e segnai cinque gol nel girone d’andata, lo staff della Nazionale maggiore venne a vedermi. Seguivano con attenzione i miei allenamenti e il mio modo di giocare. In quel momento iniziai davvero a crederci e a sperarci, ma alla fine non se ne fece nulla.”