L’avvio del Mondiale 2026 del Portogallo è stato accompagnato da più rumore che risultati. Tra il pareggio contro la Repubblica Democratica del Congo, le polemiche per la giornata trascorsa in spiaggia prima dell’esordio e le indiscrezioni sul futuro di Roberto Martinez, attorno alla selezione si è creato un clima particolarmente teso.
A far discutere sono state soprattutto alcune dichiarazioni di João Neves, interpretate da molti come un ridimensionamento del ruolo di Cristiano Ronaldo all’interno del gruppo. Il centrocampista aveva infatti sottolineato che il capitano, pur rappresentando una figura storica per il calcio portoghese,
“in campo non è diverso dagli altri giocatori”
ed è
“un altro membro della squadra che aiuta il gruppo”
Parole che hanno alimentato speculazioni su possibili tensioni nello spogliatoio, ulteriormente amplificate dalle critiche rivolte al rendimento di CR7 e dalle prese di posizione della sorella Katia Aveiro sui social (non nuova a esternazioni inopportune).
A fare chiarezza ci ha pensato Rúben Dias in conferenza stampa. Il difensore del Manchester City ha respinto ogni ipotesi di frattura interna, definendo il caso una semplice costruzione mediatica.
“Cristiano è un punto di attenzione, ma non credo che stia succedendo nulla di anormale. Non c’è alcun caso, è una cosa insignificante”.
Dias ha poi ribadito che le polemiche esterne non stanno influenzando il gruppo:
“Queste speculazioni non influiscono minimamente sulla nostra fiducia e sulla convinzione in ciò che siamo capaci di fare.”
Il centrale portoghese ha inoltre difeso la gestione di Roberto Martínez, finita nel mirino dopo la scelta di concedere alcune ore di relax ai giocatori in spiaggia prima dell’esordio mondiale.
“Gran parte della colpa è vostra, per il modo in cui vengono raccontate certe situazioni. È vostro dovere informare correttamente.”
Un messaggio chiaro, con cui il difensore ha provato a chiudere definitivamente le polemiche: all’interno dello spogliatoio, almeno secondo la versione dei protagonisti, non esiste alcun “caso Ronaldo”. Il Portogallo prova così a restare concentrato esclusivamente sul campo e sulla corsa nel torneo.