Giornata triste non solo per i colori rossoneri, ma per tutto il mondo del calcio. La scomparsa di Franco Baresi ha suscitato un’onda emotiva pressoché planetaria. Se ne va un personaggio unico, riconosciuto su scala mondiale. Uno dei simboli del milanismo e del calcio. Probabilmente uno dei difensori più forti della storia, accanto ad altri monumenti come Franz Beckenbauer, Gaetano Scirea, Bobby Moore, Armando Picchi, Carlos Alberto, Cesare Maldini, Daniel Passarella e Rudy Krol. La storia umana e sportiva la conoscono tutti, il legame con il Milan e la nazionale azzurra è stato il tratto dominante della sua esistenza. Con il Diavolo ha vinto tutto, partendo dalla serie B. Con i colori azzurri è stato campione del mondo nel 1982, medaglia di bronzo del 1990 e vice campione del mondo nel 1994. In queste ore i tifosi, senza alcuna distinzione di tifo, stanno inondando i social di messaggi di cordoglio e la stessa cosa stanno facendo i club di tutto il mondo. Per i milanisti era e adesso lo sarà per sempre “Il Capitano Eterno”. Chi scrive ha ereditato dal padre la passione per il Milan e alla sua prima partita allo stadio “Giuseppe Meazza” la squadra era in serie B. Ma lo stadio era pieno: 75.000 innamorati a cantare. Tra i quali, io bimbetto e incantato da cori e bandiere. Quel giorno, era il 10/12/1982 e vidi per la prima volta Franco Baresi. Il Milan vinse 3-1 contro il Bari, reti di Oscar Damiani, Giuseppe Incocciati e Joe Jordan. Il bello è che i rossoneri erano passati in svantaggio con la rete biancorossa siglata da Carlo Bresciani. Mi colpì subito il numero 6, era già capitano e giovanissimo: comandava la difesa con piglio autoritario, entrava deciso (ma senza mai fare male) e aveva una rapidità sullo scatto che nella mia vita ho visto solo in un altro campionissimo come Paolo Maldini. Chiesi a mio padre: “Chi è?“. Risposta con sorriso: “Eh figlio mio, è Kaiser Franz. Farà storia”. E vennero Barcellona, Vienna, Atene e l’impero berlusconiano. Ogni volta gli occhi si riempivano di lacrime vedendo Franco Baresi sollevare trofei. Perché il tifoso ha la memoria lunga e sapevamo da dove eravamo partiti: dalla doppia retrocessione, dalla sequela di certi presidenti estemporanei fino alla cima del mondo con le tre coppe intercontinentali vinte. E sapevamo che quel giocatore dal fisico esile e minuto, in realtà era la nostra roccia. Ringrazio la redazione per avermi permesso di scrivere questo articolo che in realtà è un mio personale ricordo di un grande uomo e soprattutto di un campione leggendario. La cui maglia albergherà per sempre nella sede sociale e il cui esempio sarà da guida per le generazioni future. “C’è solo un Capitano”…. Ciao Franco!
Milan, “6 per sempre”: il calcio si stringe attorno a Baresi
Nato a Lecce il 16/09/1972, dove attualmente vive e lavora.
Amante dello sport in generale, ex atleta di basket con un passato nel calcio.
Scrittore con alle spalle esperienza da articolista sportivo, collabora con la redazione goalnews24.it dal 2023, con focus specifico sul calcio internazionale.
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