“Problemi alla Roma”
De Rossi ammette: “Alla Spal con un dirigente abbiamo chiarito, lo sento ancora adesso, a Roma ho avuto problemi con l’Ad, niente di clamoroso ma comunque problemi: non voglio che passi il concetto che io ho problemi con i dirigenti, non è così. Alla Spal parlai di quanto io non fossi contento del mercato e di qualche dinamica in conferenza, il presidente si arrabbiò, era Joe Tacopina, avevamo un rapporto diretto e familiare e lui mi disse: ‘Chi ti ha detto che puoi dire la verità?’. Lì ho capito tante cose!”
“Non meritavo l’esonero”
De Rossi dice la sua sull’esonero dall’incarico di allenatore della Roma: “A vederla adesso un po’ mi dispiace quello che è successo, hanno avuto l’exploit che io avevo predetto. Io avevo un piano chiaro: primo anno si costruisce, secondo si cresce, terzo si lotta per lo scudetto. Non eravamo proprio pazzi a puntare su questo gruppo che secondo me è molto forte. I presidenti pendevano dalle mie labbra, a livello calcistico ho sempre avuto ampia libertà, si fidavano, hanno iniziato a chiedermi le cose prima di confermarmi per i successivi tre anni. Poi si sono un po’ incrinate le cose e mi spiace, ma quello che è successo io e il mio staff non lo meritavamo”.
“Coscienza pulita”
Tornando a parlare dell’esonero dal club giallorosso, dichiara: “Non sei mai pronto all’esonero, era settembre. Se l’ho vissuto come un’ingiustizia? Io pensavo e penso di essere a posto con la coscienza, non ho mai tradito chi era lì, non ho mai usato il “potere” che avevo in quella città per proteggere me e andare contro i giocatori. Non penso di aver avuto più dolore dall’esonero dalla Roma che dalla Spal: quando ho salutato a Ferrara eravamo in una palestra più brutta di quella di Trigoria, con dei giocatori meno bravi, con una società meno forte, ma il dolore è lo stesso,i ragazzi piangevano tutti. Ti rimane il senso di incompiutezza, quel “Fammi fare, che la rimetto a posto”.
“Ritorno a Roma? Sbaglierei!”
De Rossi che lunedì prossimo affronta i giallorossi da allenatore del Genoa: “La sfida contro la Roma sarà particolare, sono curioso. Ho sempre desiderato tutti i giorni della mia vita che la Roma vincesse, questa è la cosa che mi fa più ridere, per una settimana dovrò lavorare per farla perdere. Se c’è stata la possibilità di tornare alla Roma? Non penso ci sia mai stata davvero la possibilità. Hanno fatto una scelta talmente evidente e chiara, ma non credo sarebbe stato il passo giusto per me, anche se ovviamente sarei tornato subito perché credo nella squadra e nei giocatori”.
“Spalletti era geniale”
Sugli allenatori: “Spalletti era ed è geniale: è uno di quegli allenatori che mi ha sempre spiegato quello che mi faceva fare, magari non era sempre giusto, ma c’era sempre un motivo. Stesso cosa Antonio Conte. Non c’era niente lasciato al caso, tutto era nell’ottima di farti giocare meglio. Anche Ranieri diceva: ‘È meglio un’idea mediocre condivisa da tutti e 11 che un’idea geniale che fanno in 4’. Io me la ‘mangiavo’ la riunione di Spalletti, lo facevo perché sono sempre stato curioso, mi piaceva capire”.
“Ammiro Luis Enrique”
De Rossi non nasconde la sua grande ammirazione per Luis Enrique. “Qualcuno che mi ha influenzato dal punto di vista calcistico? Quando ho avuto Luis Enrique lui era molto giovane, quando gli ho detto ‘mister voglio venire a vedere i tuoi allenamenti perché mi piaceva quello che facevi’, lui mi ha risposto ‘da allora ho cambiato tutto’, questo ti fa capire come si è evoluto. Ma non è stato solo quello ad aver lasciato un’influenza in me: io mi sono legato alla persona, a come si comportava, a quello prometteva e manteneva, alle spiegazioni che ti dava e a quelle che non ti dava. È stato illuminante per me, anche se non ero un bambino, mi ha cambiato il modo di approcciarmi”.
“Guardiola il migliore”
Guardiola è il suo tecnico preferito tra tutti: “Se mi dici chi è il mio idolo ti dico sempre Guardiola, per me è sempre il più forte di tutti. Ho un rapporto importante con lui. Non è tanto andare a vedere i suoi allenamenti, ma parlarci, andarci a cena. Eravamo a cena anche con De Zerbi, scrivevano tutto su dei fogli, sembravano Leonardo e Michelangelo”.