Marcos Evangelista de Moraes, meglio noto come Cafù (Itaquaquecetuba, 7 giugno 1970) è un giocatore leggendario e venerato in patria: ha vinto due campionati del mondo, nel 1994 e 2002. La medaglia d’argento in Francia nel 1998 gli ha impedito di raggiungere Pelé per un storico tris. In Italia è amatissimo per i trascorsi con le maglie di Roma (1997-2003) e Milan (2003-2008). Con i rossoneri ha vinto tutto, in particolare la Champions League del 2006-2007. Una vita perfetta, però segnata dalla tragica scomparsa del figlio. Un dolore profondo che l’ex terzino destro racconta con queste parole: “Ogni cinque giorni torno al cimitero. Vado a parlargli, a stare vicino alla sua tomba. Non riesco a farmene una ragione. Non entro nemmeno più nella sua stanza… è come se il tempo si fosse fermato lì. Quel giorno eravamo insieme, sul campo da calcio. Giocavamo nella stessa squadra. A un certo punto Danilo è uscito dal campo, mentre io continuavo la partita. Non immaginavo nulla. Poi ho visto movimento, confusione… ho corso per capire. E lì ho trovato mio figlio che stava male. Lo abbiamo portato in ospedale. Pregavo, imploravo Dio di salvarlo. Ma dopo mezz’ora un medico mi ha guardato negli occhi e mi ha detto che non ce l’aveva fatta….Un padre non dovrebbe mai vedere morire suo figlio. È contro natura. È un dolore che non ha nome, che non può essere spiegato. È un buio che non passa mai”. Aveva 30 anni ed era il figlio maggiore dei tre figli del calciatore. Il giorno della scomparsa arrivarono tanti messaggi di cordoglio dal calcio italiano, europeo e mondiale, particolarmente sentiti quelli di Francesco Totti ed Eusebio Di Francesco.