PATO: DA PREDESTINATO A PERSEGUITATO. TUTTA LA VERITÀ

27 Giugno 2022
Alexandre Pato ha ripercorso alcuni momenti critici per l’evoluzione della sua carriera su The Players’ Tribune.
Il calciatore Brasiliano oggi milita in MLS nelle fila dell’Orlando City, ma non dimentica i suoi trascorsi con la maglia del Milan, ricordando quante aspettative venivano riposte sul suo talento e sulle sue abilità.

“Ho sentito dire per 10 anni. ‘Cosa è successo a Pato?’, ‘Perché Pato non ha vinto il Pallone d’Oro?’,’Perché Pato era sempre infortunato?’. Mah. Avrei dovuto rispondere a queste domande tempo fa. C’erano tantissime voci, specialmente a Milano. Facevo troppo festa. Non avevo voglia. Vivevo nel mondo delle favole. Quando volevo parlare mi veniva detto di ‘pensare al calcio’. Ero troppo giovane per controbattere.”

Quindi, cosa accadde al Papero? Nell’intervista l’attaccante rivela:

“Ho iniziato a sognare troppo. Anche se continuavo a lavorare duro, la mia fantasia mi portava in posti di tutti i tipi. Nella mia testa avevo già il Pallone d’Oro in mano. Non potevo evitarlo. È davvero difficile non lasciarsi travolgere. Avevo sofferto tanto per arrivare lì. Quindi perché non godersela? Quando vivevo nel presente ero inarrestabile. Ma la mia mente rimaneva incastrata nel futuro. Poi nel 2010 ho iniziato a essere infortunato tutto il tempo. Non avevo più fiducia nel mio corpo. Aveva paura di quello che la gente potesse dire di me. Andavo ad allenarmi pensando, Non posso infortunarmi. Se mi infortunavo non lo dicevo a nessuno. Una volta mentre stavo recuperando da un problema muscolare ebbi una distorsione alla caviglia e continuai a giocare. Era gonfia come un pallone ma non volevo lasciare la squadra. Uno dei miei difetti era che volevo accontentare tutti. La gente si aspettava che segnassi più di 30 gol a stagione, ma non potevo nemmeno entrare in campo.”

Insomma, per Pato la spirale negativa degli infortuni ha segnato la sua carriera, ma anche le aspettative degli altri hanno inciso sulla sua serenità.

Pato, inoltre, non ha fatto segreto dei problemi provocatigli dalla tifoseria del Corinthians nel suo periodo di permanenza nella città di San Paolo, dopo un rigore sbagliato. Queste le sue parole su quella vicenda:

 

“I tifosi volevano uccidermi…Giravo per San Paolo con delle guardie del corpo armate, e una macchina con vetri antiproiettile e gas lacrimogeni.”