L’Italia sembra aver individuato il volto a cui affidare il proprio futuro. Andrea Pirlo è sempre più vicino alla panchina della Nazionale, una scelta fortemente sostenuta dal nuovo direttore tecnico Paolo Maldini e dall’advisor Leonardo, chiamati a ridisegnare il presente e, soprattutto, il domani del calcio azzurro .Una decisione che inevitabilmente divide, anche confrontandolo agli altri profili in lizza del calibro di Roberto Mancini, Antonio Conte e Josep Guardiola.
La posta in gioco è altissima, un altro passo falso relegherebbe definitivamente l’Italia ai margini del calcio mondiale. Una decisione, quella del Ct, che ha un peso enorme per potersi lasciare andare a “scommesse” estemporanee decise unilateralmente da un unico uomo.
Quello di Pirlo, è un terreno tutto da esplorare. L’ex campione del mondo, infatti, arriva a questa candidatura senza quel pedigree che storicamente accompagna i commissari tecnici della Nazionale. La sua esperienza da allenatore racconta di una Juventus in cui conquistò Coppa Italia e Supercoppa, ma senza riuscire a dare un’identità tecnica convincente alla squadra, fino all’esonero dopo una sola stagione. Successivamente sono arrivate le esperienze in Turchia con il Fatih Karagümrük e poi alla Sampdoria, entrambe lontane dal rilancio definitivo che molti si aspettavano. Insomma, un percorso che, almeno finora, non autorizza a parlare di un tecnico consacrato.
Ed è proprio questo il primo interrogativo. L’Italia, reduce da anni difficili e da due Mondiali consecutivi mancati, può davvero affidarsi a un allenatore ancora alla ricerca della propria definitiva maturazione?
Anche perché i precedenti recenti non invitano all’ottimismo. La gestione di Gennaro Gattuso ha lasciato in eredità molte ombre e poche luci sul piano strettamente tecnico. È vero, il problema principale resta il progressivo impoverimento del bacino di calciatori italiani, un fenomeno che nessun commissario tecnico può risolvere da solo. Ma sarebbe troppo semplice fermarsi a questa giustificazione.
Nel percorso recente della Nazionale si sono visti anche errori di gestione. Dalla scelta degli uomini in alcuni momenti decisivi fino alle decisioni prese durante la gara con la Bosnia, dove la selezione dei rigoristi ha alimentato più di una perplessità. Dettagli? Nel calcio internazionale spesso sono proprio i dettagli a determinare il destino di una squadra.
Ecco perché la possibile nomina di Pirlo porta con sé inevitabili dubbi. Il rischio è quello di affidarsi ancora una volta al prestigio dell’ex calciatore più che alla solidità del curriculum da allenatore.
Eppure sarebbe sbagliato fermarsi soltanto a questa lettura.
Perché l’idea di Maldini sembra andare molto oltre la semplice scelta del commissario tecnico. Il progetto che starebbe prendendo forma a Coverciano non riguarda esclusivamente la prima squadra, ma una rifondazione complessiva del movimento. Vivai da rilanciare, meritocrazia nelle convocazioni, valorizzazione del talento italiano, responsabilizzazione delle nuove generazioni e un’identità tecnica comune tra tutte le rappresentative azzurre.
In questo contesto Pirlo rappresenterebbe molto più di un allenatore. Sarebbe l’uomo di fiducia chiamato a tradurre sul campo una filosofia condivisa con Maldini e Leonardo, due figure che conoscono perfettamente cosa significhi costruire una cultura vincente prima ancora di una squadra vincente.
L’ex regista della Nazionale, del resto, possiede caratteristiche che pochi altri possono vantare: autorevolezza naturale, credibilità internazionale e una visione del calcio moderna, maturata accanto ad alcuni dei più grandi allenatori della storia recente. Doti che, se accompagnate da una struttura tecnica forte e da una dirigenza presente, potrebbero anche compensare un’esperienza in panchina ancora limitata.